Chesterfield, come fosse antani

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“Ma dove?! Quando?!”

Come l’inconsolabile Paolo interpretato da Alessandro Haber in “Amici miei – Atto II”, questa all’incirca è stata la reazione nell’apprendere, tramite il magazine ufficiale della Serie B, che sarebbe esistito uno stretto legame fra l’Empoli ed il . Un nesso fino ad oggi ignoto ma rilanciato “col rinforzino”, per restare nella citazione, anche da parte della stampa locale empolese. Insomma, i pionieri azzurri che cento anni fa muovevano i primi passi sul campo dell’Abetone (così si chiamava il primo terreno di gioco del sodalizio), secondo la narrazione si sarebbero addirittura ispirati allo stemma del club del Derbyshire per coniare il proprio.

Lo so, per una volta esco dal patinato mondo di Miami, ma fidatevi se vi dico che non poteva esserci abbinamento migliore.

Il primo pensiero è stato quello di confrontarmi con Fabrizio Fioravanti, direttore di Pianetaempoli.it, che da mesi sta conducendo un lavoro certosino di ricerca d’archivio nell’ambito della rubrica #unsecolodazzurro, attraverso la quale la testata empolese celebra i 100 anni del sodalizio. Fabrizio ha ripercorso le vicende della società fin dal 1920, prendendo visione fra l’altro dei documenti originali risalenti ai primi decenni di attività dell’Empoli, tuttavia senza riscontrare tracce di questa presunta “connessione” con il Derbyshire.

Il passo successivo, approfittando della collaborazione nella stesura del libro su cui eravamo impegnati, è stato quello di approfondire il discorso con Carlo e Marco Fontanelli. L’esito potete immaginarlo, ma per coloro che avessero difficoltà a lavorare di fantasia posso riassumerlo in tre parole: nulla, nothing, nada.

I lettori più scaltri si staranno chiedendo: “Perchè non chiedere direttamente alla società?”. Perchè l’Empoli non ha un proprio archivio storico. Le testimonianze del trasloco dalla memorabile sede di piazza Matteotti al centro sportivo di Monteboro raccontano addirittura di cassonetti pieni di documenti, foto e… coppe. Per fortuna alcuni dirigenti illuminati si prodigarono per recuperare almeno una parte di quel materiale. Di conseguenza il silenzio della società riguardo l’associazione al Chesterfield non è dato sapere se rappresenti un “Chi tace, acconsente” o un più prosaico “Chi tace, non sa”.

Comunque, lungi dalla presunzione di sentirci gli unici depositari dello scibile relativo alle vicende dell’Empoli, abbiamo nel frattempo chiesto lumi direttamente a chi per primo ha diffuso la notizia. Immaginavamo, con genuina curiosità, documenti o testimonianze, a noi finora sconosciuti, che potevano gettare una nuova luce sull’alba della storia empolese. Tenete conto che non esiste una copia dello statuto di fondazione e che la data del 13 Giugno 1920 è solo un riferimento convenzionale legato alla prima cronaca in cui viene menzionato il sodalizio.

Gli eventi successivi ci hanno fatto propendere per la conclusione che tutti questi riscontri forse non ci siano. Noi li aspettiamo a braccia aperte, ma l’unica novità finora è stata solo la scomparsa dal web del numero di B Magazine contenente la storia.

Il confronto con i miei interlocutori è stato comunque fruttuoso perchè, come spesso capita, le rivelazioni più interessanti su qualcosa vengono fuori mentre stai cercando qualcos’altro. Vi racconterò quindi perché, sulla base delle nostre verifiche, il Chesterfield non abbia a che vedere con l’Empoli più di quanto l’Empoli non abbia a che vedere con la Fluminense. Per non parlare del monogramma azzurro in sè per sè… non perdetevi dunque le prossime puntate e correte a prendere il locale per Chesterfield sul binario 3!

Autore

Tutto ha inizio alla vigilia di Italia '90, quando alle elementari non mette insieme abbastanza punti per prendere la maglia della nazionale. Ci resta malissimo e da lì inizia a disegnare divise per conto proprio fino a che, svariati anni dopo, si ritrova a progettare le maglie indossate in Serie A e B dalla principale squadra della sua zona. Quando una sua creazione viene consegnata al Papa, finalmente volta pagina. Oltre sè medesimo ammira molto Federico Maria Sardelli, Patrick Nagel, Ettore Borzacchini, Sergio Caputo, Marcello Veneziani e i Duran Duran. Non necessariamente in quest'ordine. Conduce vita ritirata e pratica scrupolosamente l'ira e l'accidia come virtù morali. Comincia ad avere una certa età e sarebbe l'ora mettesse giudizio.

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