Moreno Roggi, gli anni ’70 e l’avvento degli sponsor

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Personaggi / Storie

L’appuntamento con Sonny è a Firenze, nel Viuzzo delle Lame. «Ehi Rico, non è che questa faccenda di Miami Vice ti ha preso un pò la mano?», mi apostrofa il collega indicando il cartello con il nome della strada. «Fa atmosfera…», rispondo imperturbabile. A passo sicuro ci muoviamo verso l’ufficio del nostro contatto.

Abbiamo avuto il piacere e l’onore di essere ricevuti da , ex enfant prodige della fascia sinistra, oggi procuratore affermato nonché presidente e figura di riferimento dell’Associazione Glorie Viola.

Nella stagione 1972-73, a soli 18 anni fa il suo esordio in e già dall’anno seguente è titolare inamovibile nella di Gigi Radice. Cresciuto nelle giovanili del Fucecchio, suo paese natale, si afferma calcisticamente nell’, prima di passare ai viola. Tra il 1974 al 1976 conta 7 presenze nella nazionale italiana. Fino al suo grave infortunio che lo tiene fuori dai campi per due anni e ne decreta, di fatto, la fine della parabola agonistica. Ma “chiusa una porta si apre un portone” e dopo aver intrapreso la carriera di dirigente diventa procuratore e avrà fra i propri assistiti nomi del calibro di Paolo Di Canio e Massimo Ambrosini.

Accolti nel suo elegante ufficio fiorentino, circondati da cimeli e foto, abbiamo amabilmente parlato di maglie viola, di aneddoti di spogliatoio a esse legati, dell’avvento degli sponsor tecnici e commerciali, ma anche di personaggi che alla Fiorentina hanno lasciato qualcosa di bello.

16 maggio 1976, Fiorentina vs Verona 2-2, gol di Roggi

L’immutabilità delle maglie anni ’70

All’epoca le società non ti mettevano a disposizione molte maglie – ci racconta Roggi –, anzi, non te ne davano per niente. Le maglie non avevano né personalizzazioni, né main sponsor, né sponsor tecnico. Erano mute che dovevano durare anni.

Il 3 poteva metterlo Mancin, Longoni, Roggi, fino ad arrivare a Rossinelli (quando mi sono fatto male l’ha messa lui), o anche Alessio Tendi. Ed era sempre la stessa maglia.

Il materiale si restringeva, si infeltriva e le maglie col tempo rimpicciolivano. Erano di diverse taglie, ma generalmente la muta di lana – bella calda ma che con la pioggia poteva arrivare anche a pesare 8 kg – vestiva una L che stava più o meno a tutti, tranne a Galdiolo (Giancarlo Galdiolo, lo stopper dell’epoca n.d.r.) che doveva portarla molto attillata o a Pellegrini (Ennio Pellegrini, altro difensore di quella Fiorentina n.d.r.) al quale si vedeva un po’ di pancia.
Erano tutte uguali, dalla prima squadra al settore giovanile – nel quale venivano spesso e volentieri “riciclate” – e prodotte esclusivamente dalle Sorelle Tortelli, che servivano un po’ tutta la zona.

Prima dell’annuncio della formazione nello spogliatoio, le maglie disposte dal nostro Ernesto (storico e indimenticato magazziniere della Fiorentina n.d.r.) su un grande termosifone, rappresentavano la metà da conquistare. Mano a mano che venivano chiamati i giocatori, ognuno andava a prendersi la propria: Superchi, Galdiolo, Roggi, Beatrice… e questo gesto di andare a prendersi la propria maglia l’ho sempre visto come un simbolo, una metafora molto potente.
Poi ti preparavi e la indossavi, indipendentemente dal fatto di essere nella formazione base o andare in panchina: le prime 11 ovviamente ai titolari, il 12 al secondo portiere, la 13 e la 14 alle uniche due riserve ammesse dal regolamento dell’epoca.
Ma la prima cosa da fare era dare una mano a Galdiolo ad allargare la propria, altrimenti non gli entrava.

22 febbraio 1976, Fiorentina vs Juventus 1-1, le squadre scendono in campo

Volendo approfondire il discorso sui materiali usati all’epoca e sull’evoluzione tecnica degli ultimi anni chiediamo a Moreno se le nuove tecnologie diano realmente qualcosa in più alla performance dell’atleta o se in fin dei conti sia più una questione di marketing finalizzato alla vendita di nuovi prodotti.

No, il calciatore se è bravo è bravo, sia che vesta lana, sia che vesta cotone. E a proposito di cotone: la Svezia aveva delle meravigliose maglie di quel materiale. Forse non tolleravano i fastidi della lana, in più non avevano mai freddo, quindi…
Ricordo nitidamente che era un materiale bellissimo.

Un po’ come ci ha raccontato Kurt Hamrin in un articolo pubblicato qualche tempo fa.

Arrivano gli sponsor e qualcosa si rompe

Moreno Roggi è chiaramente legato affettivamente alle maglie della sua epoca. Pur consapevole che il mondo va avanti, ha vissuto in modo non proprio indolore l’introduzione degli sponsor tecnici e commerciali (anticipato anche da Sonny in un precedente articolo).

Ho provato un senso di tristezza e malinconia. È come se, in qualche modo, fosse venuto meno il rispetto verso la maglia come simbolo. La maglia era un qualcosa che ti prendeva emotivamente, una cosa esclusivamente affettiva. Dopo, il peso del denaro cominciava a essere avvertito. La società diventava azienda, mentre fino a quel momento l’ambiente era sempre stato molto familiare. Materialmente vedevi lo sponsor e non più la famiglia che reggeva le sorti della società.
Almeno a me ha fatto quell’effetto.
Noi eravamo un gruppo affiatato, uscivamo insieme, eravamo tutti uniti nonostante le differenze. Che c’erano, sarebbe ipocrita negarlo, anche perché non puoi andare d’accordo sempre con tutti.

Fiorentina nella stagione 1976-77, nel 1978 arriverà Adidas e nel 1981 J.D. Farrow’s

Nel frattempo si unisce a noi Riccardo Bertini (quasi coetaneo e amico di Moreno, cresciuto nelle giovanili della Fiorentina e poi una carriera trascorsa sui campi della Serie C). «Anche tu hai indossato la maglia viola…» esordisce Roggi, «…quando hanno iniziato a metterci lo sponsor negli anni ’80 che cosa hai pensato?» e Bertini lapidario «Che non era più la Fiorentina.»

Il concetto e il messaggio che passa da questo scambio di battute è quello della maglia “profanata”, svilita nel proprio valore simbolico in nome di quello economico.

Già nella stagione 1978-79, con l’avvento delle strisce Adidas, maturò una prima percezione del fatto che stesse prendendo forma qualcosa di “diverso” dalla maglia “tradizionale”. Ma non era ancora nulla di così prorompente e invasivo come lo sponsor commerciale che apparirà nella stagione 1981-82, quando J.D. Farrow’s, ma soprattutto la sostituzione del giglio con la stilizzazione voluta dal presidente Pontello, segnò un radicale cambio di passo.

Grandi personaggi da ricordare

Chiediamo a Roggi se c’è qualcuno che non ha avuto la ribalta dei riflettori ma che meriterebbe di essere ricordata per quello che ha fatto e che ha dato alla Fiorentina.
Lui ha un ricordo particolare di due personaggi, che poi la storia gli ha fatto ritrovare, due allenatori della parentesi a Empoli che gli hanno dato fiducia in Serie C fin da giovanissimo, risultando molto importanti per la sua carriera: Sergio Cervato e Sergio Castelletti.

Poi la storia ha voluto che indossassi la loro stessa maglia, la numero 3. Per me sono stati più che degli esempi. Sono stati personaggi che hanno avuto omaggi da Firenze, sono stati ricordati, ma mi sarebbe piaciuto che molte più persone avessero avuto la fortuna di conoscerli per apprezzare le grandi persone che erano anche fuori dal campo.

Un altro che secondo Roggi merita di essere ricordato è Mario Mazzoni: giocatore delle giovanili viola, dopo aver trascorso la propria carriera da calciatore lontano da Firenze, è rientrato alla Fiorentina dove è stato il “secondo” di tutti i mister che si sono alternati sulla panchina per buona parte degli anni ’70. Ha guidato la formazione che ha vinto la contro il Milan, dopo che Nereo Rocco se ne era andato. Lo spogliatoio gli era particolarmente affezionato e pretese che rimanesse come allenatore. Dopa la vittoria della coppa però è arrivato Carletto Mazzone, che lo volle con sé nello staff come vice.

Mario era quello più ascoltato di tutti. Tenete conto che anche uno come Nils Liedholm la formazione la faceva solo dopo aver ascoltato Mazzoni. Lui stava molto nei suoi ranghi, era un secondo perfetto, ma era così legato alla città e sentiva talmente tanto la responsabilità della maglia viola che non sarebbe riuscito a fare il primo allenatore. Andava in ansia subito: ci teneva così tanto che quando c’erano le partite andava in crisi.

La Fiorentina festeggia la vittoria della Coppa Italia 1974-75 in finale contro il Milan con Mazzoni all’estrema destra

Le maglie preferite di Moreno Roggi

Riguardo la Fiorentina, indistintamente quella viola e quella bianca, ma sono affezionatissimo a quelle della mia epoca.

Roggi, come in fondo ognuno di noi, rimane legato alle maglie di quando era ragazzo, se non bambino. Il fascino che le cose che ami hanno in quell’età crea l’imprinting che poi rimane per sempre.
Si citano il meraviglioso azzurro simil-Argentina vestito dal , quello della e il giallo-rosso della , che con quel tono quasi aranciato esprimeva una unicità subito riconoscibile.

Napoli vs Roma 2-0 del 1974

…esistevano solo quelle. Poi si cambia, si va avanti, cambiano i gigli, qualcuno è più bello, meno bello. Io li trovo tutti belli, tranne quello stilizzato con la F che fece mettere Pontello. A me sembra un’alabarda Medicea…

A livello internazionale invece sceglie immediatamente e con decisione quella del :

Fantastica! Sempre del mio periodo.

Ah, la maglia dello United, che splendore!

Ognuno rimane legato alla propria maglia, al proprio giglio e al proprio materiale.

Autore

Grafico, ex portiere di calcio e calcio a 5, appassionato di Subbuteo, tifoso viola, semi-giapponese di acquisizione. L'amore per le maglie è una logica conseguenza o la matrice iniziale, visto che è nato parallelamente all'amore per il pallone in seconda elementare.

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