Russia Adidas Euro 2020: il diavolo è nei dettagli

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“Eh ma quanto la fate lunga per una maglia…”
Questo è il tipo di approccio alla materia per combattere il quale è nato questo spazio virtuale.

Perchè una maglia non è mai “solo una maglia”, è qualcosa di molto più complesso (al di là dell’aspetto sartoriale) perchè rappresenta qualcosa di molto più grande. Qualcosa di importante, che ha a che fare (entro certi termini) con i sentimenti e l’identità delle persone.

Se non fai attenzione nel maneggiare i sentimenti delle persone può capitare di scivolare su una buccia di banana e farsi male. O comunque di non fare bella figura. Chiedere per informazioni alla produzione di “Conan the Barbarian” (2011), oppure ricordati di quella volta in cui hai dimenticato di prenderle i fiori il giorno dell’anniversario.

La buccia di banana in questo caso ha tre colori (rosso, bianco e blu) e si trova sulle maniche della divisa che aveva presentato la scorsa settimana per la in vista di . Qualcuno a Mosca o dintorni ha fatto notare l’ovvio, che di solito non controlla mai nessuno: la sequenza dei colori sul bordomanica non era quella rappresentativa della bandiera russa ma di quella serba.

L’allenatore della nazionale Stanislav Cherchesov l’ha presa con filosofia: “Vorrà dire che quando i nostri tifosi batteranno le mani a braccia alzate, potrete vedere la bandiera russa”. Meno inclini a metterla sulla battuta invece in federazione, visto che la RFS ha dichiarato che la Russia continuerà ad utilizzare il precedente modello.

La domanda è: ma “l’uomo del monte” russo che (si presume) abbia a suo tempo approvato i template poi andati in produzione, non si era accorto di niente? Ma soprattutto i giocatori russi dovranno a questo punto esultare senza alzare le braccia perchè altrimenti farebbero (metaforicamente) sventolare la bandiera serba?

Sembra tutto così surreale da lasciar pensare all’ennesima trovata pubblicitaria per far parlare un pò di sè. Bravi, in questo caso obiettivo centrato, ma che brutto marketing quello fondato sul sensazionalismo fine a se stesso e non sulla qualità dei prodotti.

Ad ogni modo, se parliamo di colori invertiti, anche l’Italia può dire la sua: la maglia perfetta di cui ci racconta Rico, infatti, era proprio perfetta. Ma questa è un’altra storia.

Autore

Tutto ha inizio alla vigilia di Italia '90, quando alle elementari non mette insieme abbastanza punti per prendere la maglia della nazionale. Ci resta malissimo e da lì inizia a disegnare divise per conto proprio fino a che, svariati anni dopo, si ritrova a progettare le maglie indossate in Serie A e B dalla principale squadra della sua zona. Quando una sua creazione viene consegnata al Papa, finalmente volta pagina. Oltre sè medesimo ammira molto Federico Maria Sardelli, Patrick Nagel, Ettore Borzacchini, Sergio Caputo, Marcello Veneziani e i Duran Duran. Non necessariamente in quest'ordine. Conduce vita ritirata e pratica scrupolosamente l'ira e l'accidia come virtù morali. Comincia ad avere una certa età e sarebbe l'ora mettesse giudizio.

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