Deportivo La Coruña: quando la scaramanzia può più del marketing

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Uno dei nostri mantra è che le “prime maglie” (lo so, “home shirt” fa più “international” ma stamani mi sono svegliato autarchico) vanno maneggiate con garbo e perizia, rispettando il valore di simboli e tradizioni. Ne parlavamo già qualche tempo fa in merito al caso “Russia 2020”. Va da sé che, per mille motivi su cui non ci dilungheremo oggi, questo non sempre accade. Capita allora che siano gli dèi del calcio a dover impartire le dovute lezioni.

È il caso del Deportivo de La Coruña, ormai da tempo lontano dai grandi palcoscenici, tuttavia protagonista nell’ultimo decennio di una dignitosa altalena fra Prima e Seconda Divisione. Il sodalizio galiziano milita oggi nella Serie B spagnola, navigando in “acque tempestose dove tu mi trovasti tanto male in arnese da scappare via”, canterebbe Sergio Caputo.

Ma noi non scappiamo via, restiamo.
Restiamo per infilare il dito nella piaga.

Qualcuno deve aver pensato in casa Deportivo/: “Perché riproporre sempre la solita maglia a strisce verticali, che ci accompagna fedelmente dal 1906, quando potremmo travestirci da Queens Park Rangers giustificando il tutto con una scoppiettante (letteralmente, ndr) campagna pubblicitaria e un supposto (con risp. parl.) omaggio a vetuste vittorie di compagini deportiviste non meglio identificate in altre discipline?”.

Così è stato.

Da una parte una promozione mediatica esteticamente bellissima, impeccabile nei contenuti; dall’altra una maglia che, per quanto ben strutturata (sulla base di un modello di base validissimo, ndr) semplicemente non era la maglia del Deportivo. Dettaglio evidentemente marginale per qualcuno, ma non per la piazza… che non l’ha presa bene: “Vergognatevi” è stata l’espressione più affettuosa diretta alla dirigenza che abbiamo letto nei commenti sui social.

Per onor di cronaca testimoniamo che qua e là non è mancato comunque qualche apprezzamento. Del resto c’è pure a chi piace mettere il formaggio sul pesce, quindi di cosa meravigliarsi?

La mancanza di rispetto verso la tradizione pare tuttavia che non l’abbiano digerita nemmeno gli dèi del calcio, tanto che il Deportivo si è ritrovato inopinatamente ultimo in classifica al giro di boa della stagione. Insomma, sembrava tutto pronto per il grande salto all’indietro in Terza Divisione. Ma qui arriva il colpo di teatro, la geniale intuizione: “Cambiare allenatore? Intervenire sulla rosa dei calciatori? Comprare Ibrahimovic (nota panacea di ogni male)? No, cambiamo maglia per scaramanzia!”

Attingendo al catalogo Macron gli spagnoli hanno quindi sostituito la casacca a bande orizzontali con una più tradizionale a strisce verticali. Gli dèi del calcio, evidentemente compiaciuti del fatto che i galiziani avessero compreso il proprio errore, hanno quindi concesso al Deportivo due vittorie su due incontri disputati nella livrea tradizionale: Deportivo – Racing Santander 2:1 e Deportivo – Cadice 1:0.

A volte basta poco per far svoltare una stagione.

Autore

Tutto ha inizio alla vigilia di Italia '90, quando alle elementari non mette insieme abbastanza punti per prendere la maglia della nazionale. Ci resta malissimo e da lì inizia a disegnare divise per conto proprio fino a che, svariati anni dopo, si ritrova a progettare le maglie indossate in Serie A e B dalla principale squadra della sua zona. Quando una sua creazione viene consegnata al Papa, finalmente volta pagina. Oltre sè medesimo ammira molto Federico Maria Sardelli, Patrick Nagel, Ettore Borzacchini, Sergio Caputo, Marcello Veneziani e i Duran Duran. Non necessariamente in quest'ordine. Conduce vita ritirata e pratica scrupolosamente l'ira e l'accidia come virtù morali. Comincia ad avere una certa età e sarebbe l'ora mettesse giudizio.

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