Birmingham City über alles

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Estetica / Europa / Maglie / Zone

“Non si deve mai andare in , Paolo…”

Così diceva il Sassaroli all’inconsolabile vedovo della “nostra adorata Adelina, sposa e amante impareggiabile”. Tanto per restare sulla stessa citazione dell’articolo della scorsa settimana, quello sui presunti rapporti Chesterfield-Empoli di cui vi racconteremo a breve il seguito. Poi da Chesterfield a Birmingham corre poco più di un’ora e mezza di auto, quindi restiamo nei paraggi in fin dei conti.

In Germania (Ovest) è andato, oltre al “povero” Paolo, anche il nell’Estate del 1972. Il club inglese, fresco di promozione in , disputa infatti in terra tedesca alcune gare di precampionato. I Blues avrebbero potuto raccogliere qualche souvenir kitsch, tipo degli steinkrug eccessivamente decorati o dei completini tirolesi, invece pensarono bene di portarsi a casa direttamente la bandiera tedesca.

Non ci sono certezze sul perché il Birmingham City abbia improvvisamente adottato, e poi mantenuto per due stagioni (1972/73 e 1973/74), la trasposizione in verticale del tricolore nero-giallo-rosso come maglia da trasferta. Due le ipotesi principali: da una parte chi sostiene che un dirigente sia rimasto “folgorato” dalla combinazione di colori della bandiera tedesca, proprio durante il tour cui abbiamo accennato; dall’altra chi sostiene si sia trattato solo di una mossa pubblicitaria per ingraziarsi i padroni di casa.

L’accostamento cromatico di per sé non rappresenta nulla di inedito (basti pensare al Watford), ma la sua declinazione nell’inconsueto formato delle tre grandi bande verticali di uguali dimensioni ne ha fatto un kit, a prescindere dalle valutazioni estetiche soggettive, senza dubbio iconico. Dovendo cercare dei precedenti di maglie con strisce verticali nero-giallo-rosse ritroviamo il St. Kilda (1915/18), ma parliamo di football australiano, e i Leones Negros dell’Università di Guadalajara in Messico.

Tornando a noi, l’aspetto più curioso legato all’uso di questa singolare divisa lo si coglie a pieno osservando i reportage dell’epoca: quando i giocatori del Birmingham si muovono in direzioni opposte creano l’illusione che in campo siano presenti tre squadre. Per la gioia delle terne arbitrali dell’epoca, immaginiamo. Citando letteralmente Oronzo Canà: “In questa confusione generale, le squadre avversarie diranno «Che sta succedendo?!» e non ci capiscono niente”.

Ancora oggi fra gli appassionati il dibattito è aperto fra chi considera questo kit un masterpiece e chi lo inserirebbe nella hall of shame senza nemmeno passare dal via. In quel di Birmingham, nonostante il completo sia sceso in campo in pochissime gare, principalmente contro Tottenham, Queens Park Rangers e West Bromwich Albion (senza grandi acuti peraltro) e per di più nel contesto di due stagioni piuttosto anonime (un 10° ed un 19° posto), ha goduto e gode tutt’ora del favorevole riscontro della piazza. Nella stagione 2015/16 il completo è stato riproposto dallo sponsor tecnico dell’epoca, Carbrini, ovviamente riadattato alle esigenze del calcio contemporaneo. Tradotto: modificato, allargando la banda centrale rossa per garantire migliore visibilità allo sponsor principale, e tempestato di altri loghi e patch.

E voi come la pensate, “masterpiece” o “hall of shame”?

Autore

Tutto ha inizio alla vigilia di Italia '90, quando alle elementari non mette insieme abbastanza punti per prendere la maglia della nazionale. Ci resta malissimo e da lì inizia a disegnare divise per conto proprio fino a che, svariati anni dopo, si ritrova a progettare le maglie indossate in Serie A e B dalla principale squadra della sua zona. Quando una sua creazione viene consegnata al Papa, finalmente volta pagina. Oltre sè medesimo ammira molto Federico Maria Sardelli, Patrick Nagel, Ettore Borzacchini, Sergio Caputo, Marcello Veneziani e i Duran Duran. Non necessariamente in quest'ordine. Conduce vita ritirata e pratica scrupolosamente l'ira e l'accidia come virtù morali. Comincia ad avere una certa età e sarebbe l'ora mettesse giudizio.

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