Cool like Brian Clough

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Europa
Nottingham Forrest vs Liverrpool

è stato un personaggio unico, sicuro di sé al limite dello spocchioso, ambizioso, arrogante e ossessivo. Ma soprattutto è stato il miglior allenatore inglese, capace di compiere imprese impensabili con un calcio fresco e organizzato, in controtendenza rispetto a quello dell’epoca.

Da giovane è stato un ottimo attaccante, capace di segnare 251 gol in 274 partite di campionato. Sveglio, veloce, tiro secco e potente, micidiale di testa, era il classico centravanti inglese adatto al Sistema (o WM) che era lo standard all’epoca. Dovette interrompere la sua proficua carriera nel 1964 a soli 29 anni per un brutto infortunio.

Certo che è un record, conosci forse qualcun altro che abbia segnato 251 gol in 274 partite di campionato? Il pidocchioso Bobby Charlton? Il fottuto Jimmy Greaves? Hanno forse segnato tutti quei gol in così poche partite? Col cazzo che li hanno fatti. Perciò puoi giurarci che è un cazzo di record, e sarà sempre un cazzo di record perché non ci sarà un altro come me. Mai e poi mai.
– dal libro “Il Maledetto United”

Sfortunatamente non giocava le coppe, quindi fuori dall’ la sua fama è arrivata più tardi, quando è diventato allenatore. Allora si che ci è andato in Europa. E l’ha ribaltata!

stiloso e vincente

Prima di entrare nella leggenda ha preso dai bassi fondi della Seconda Divisione il Derby County, portandolo, senza stagioni di transizione, prima alla promozione, poi alla vittoria del campionato inglese e infine alla semifinale di Coppa dei Campioni persa malamente contro la Juventus.

Ma il capolavoro lo fa a Nottingham. Dopo solo 44 giorni, immortalati magistralmente ne Il maledetto United (The Damned United), film del 2009 scritto da Peter Morgan e diretto da Tom Hooper, basato sull’omonimo romanzo di David Peace, viene esonerato dal Leeds, insieme al Liverpool la migliore squadra d’ dell’epoca. Quindi prende le redini del Nottingham Forest, anch’esso dai bassi fondi della Seconda Divisione.

E qui il capolavoro: il primo anno viene promosso dalla Seconda Divisione, il secondo anno vince la Prima Divisione e la Coppa di Lega, il terzo anno vince la Coppa dei Campioni, la Charity Shield e di nuovo la Coppa di Lega, il quarto anno rivince la Coppa dei Campioni e la Supercoppa Europea.

Le sue idee e il suo modo di fare rompono l’ingessato sistema inglese su tutti i piani, quello del gioco e quello della comunicazione. Il suo calcio è basato su palla a terra, ordine al centro, spinta e fantasia sulle fasce. Ripudia il gioco tradizionale fatto di palle lunghe, traversoni e contrasti aerei, e cerca il fraseggio anche sui campi invernali abitualmente pesanti spiazzando un po’ tutti, avversari e addetti ai lavori. Ma soprattutto predilige il gioco pulito in un paese dove il vigore fisico si impone già dai tempi delle Schools di fine ‘800. Celebre la sua frase:

If God had wanted us to play football in the clouds, he’d have put grass up there.

Anche sul versante comunicativo è uno shock. Nelle sue ospitate in tv o alla radio viene fuori tutto il personaggio Clough, è sfrontato, sicuro di sé e non le manda certo a dire. Ha un modo diretto di parlare, è simpatico e rimane sul piano della gente non mostrandosi su un piedistallo come gli altri allenatori. In una famosa intervista attacca e predice la disfatta del suo acerrimo rivale Don Revie, amatissimo e stimatissimo dalla sostenendo che cinque anni più tardi avrebbe vinto la Coppa dei Campioni mentre Revie non sarebbe più stato l’allenatore della nazionale. Ha anche un audace ma simpatico siparietto niente di meno che con Mohamed Ali: «No, I want to fight him» risponde al giornalista che gli mostra questo filmato chiedendogli «Do you wanna stop it?».

Anche nelle scelte va contro al pensiero comune, è un artista. Come anticipato sopra vince il campionato col Derby County, litiga e accetta la proposta del Brighton and Hove Albion che milita in Terza Divisione e che vorrebbe ripetere il percorso dei Rams. Fa una scelta simile anche dopo la cacciata dal Leeds, ripartendo con il Nottingham Forest, sempre dalle categorie inferiori.

Felpa verde, tuta e scarpe da ginnastica il suo marchio di fabbrica, anche quando presenta un giocatore da 999.999 sterline (record all’epoca). Lo si vede pure indossare la numero 1 del suo Shilton (uno dei più grandi portieri della scuola inglese insieme a Banks). Solo per le occasioni, in campo o in tv, sfoggia completi di tutto rispetto e dall’inconfondibile stile.

Era il numero uno, in campo e fuori. Lo sapeva. E lo diceva apertamente.

I wouldn’t say I’m the best manager in the business, but I’m certainly in the top one.

Autore

Grafico, di nuovo portiere di calcio e calcio a 5, appassionato di Subbuteo, tifoso viola, semi-giapponese di acquisizione. L'amore per le maglie è una logica conseguenza o la matrice iniziale, visto che è nato parallelamente all'amore per il pallone in seconda elementare.

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