Il Subbuteo nelle maglie di Carx67

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Fuorigioco

Il è una mia grande passione, l’ho scoperto da bambino nei primissimi anni ’90, l’ho messo da parte quando tutti i ragazzi mettono da parte i balocchi per dedicarsi a altro e l’ho riscoperto circa sei anni fa con tutto quello che comporta il giocare in età adulta. La passione per le maglie ovviamente si è intersecata, con ricerca, realizzazione e personalizzazione tramite la pittura.

Ma nel vastissimo mondo degli appassionati ci sono dei fuoriclasse della pittura, e qui da Jersey Vice abbiamo deciso di intervistarne uno. Si chiama Carlo “Carx67” Perugini, è romano d.o.c. e spennella da dio.

Ciao Carlo. Come, quando e perché hai cominciato a dipingere miniature Subbuteo?

Ho iniziato a dipingere miniature Subbuteo poco tempo dopo aver ricominciato a giocare nel 2011, guardando le opere su forum (https://oldsubbuteo.forumfree.it/ n.d.r.). Diciamo che ho ripreso il vecchio hobby del modellismo… solo in scala più piccola! Da bambino non mi è mai piaciuto “rovinare” le mie squadre e al massimo ne avrò modificate un paio, ma già quando ero diventato bravino facendo soldati e aeroplani.

Che rapporto hai con le maglie da calcio?

A parte un periodo a cavallo degli anni ’80, quando impazzimmo all’arrivo in Italia delle maglie inglesi e , portate dalla Hobby Sport di Michele Plastino, non sono mai stato un collezionista; del “trauma” adolescenziale mi è rimasto il piacere di entrare negli store degli stadi inglesi dove, ogni tanto, ne compro qualcuna, ma soprattutto polo e t-shirt.

Sappiamo che tifi , c’è una maglia in particolare che ti è rimasta nel cuore? Per quale motivo?

In realtà due: la seconda maglia , quella bianca del 1978/79, perché estremamente particolare ed innovativa, e quella del 1982/83 perché… è quella del nostro scudetto!

Ti vorrei chiedere anche un opinione, o meglio un confronto, fra l’iconico seppur eccentrico kit Pouchain di fine anni ’70 e la nuova, solo eccentrica, maglia away con i fulmini, che a me, a dirla tutta, ricorda più l’antica Grecia che l’antica Roma, ma magari mi sbaglio.

Neanche a farlo apposta, come ho detto, la maglia Pouchain è la mia preferita proprio perché, seppur innovativa, è a mio avviso elegante e rappresentativa di quegli anni.
Premesso che io non ami le maglie moderne, tra sponsor e patacche varie, credo che trame particolari in controluce (tipo cotta di maglia) e ghirigori come i fulmini sul colletto, siano totalmente inutili perché apprezzabili solo a distanza ravvicinatissima.

E al di fuori della squadra del cuore c’è una maglia che apprezzi particolarmente? L’hai già dipinta?

Le maglie delle altre mie squadre del cuore: il vincitore della F.A. Cup del 1964 e quella a righe orizzontali del 2010/11, entrambe già dipinte.

Quale è la tua realizzazione preferita è perché?

Come prima risposta dico: la prossima perché ad ogni lavoro si migliora ulteriormente. Come risposta di cuore ti dico:
– Chelasea away 2011/12, perché fu la prima su cui provai a fare qualcosa di “ardito”;
1993/94 del tutorial sul forum, perché ha costituito uno spartiacque tra il giocattolo e la ricerca del realismo modellistico;
– le miniature delle edizioni dei mondiali completate perché rispecchiano gli ultimi progressi

Quale è la prima maglia che hai ricreato? E come è nata la scelta?

Il Nottingham Forest campione d’Europa del 1979 di Brian Clough, perché era una delle poche che avessi dipinto da bambino (quella squadra è rimasta nei nostri cuori) e, dopo un tuffo nello Chanteclaire, volli rifarla meglio e la dipinsi a 4 mani con mia moglie…

Al netto delle richieste che ricevi, come scegli le maglie da dipingere? E se hai qualche esempio da raccontarci come la più complessa, la più originale o quella che ti ha lasciato un ricordo particolare (positivo e negativo) che può essere sia calcistico che subbuteistico.

Premesso che non dipingo su commissione dietro compenso, a parte il “Progetto Mondiali” che mi ha visto coinvolto insieme a Giovanni “giova65” e Luciano Bigluci, ho cercato di accontentare qualche amico esaudendo il suo desiderio anche se ha dovuto aspettare mesi, se non anni… Quelle per me (poche) e quelle che regalo (a insaputa del destinatario) le scelgo al momento, d’istinto, in base anche alla difficoltà che mi prefiggo di affrontare.
La prima che mi viene in mente è sempre il away 2011/12, per via della quadrettature e per l’effetto sfumato; direi poi che ci sono alcuni elementi oggettivamente complicati – quali i numeri tripli dell’ o gli incarnati che riproducano le sembianze dei giocatori – e altri che, seppur meno difficili, non amo fare, per esempio i trim sui calzettoni e lo stacco preciso tra maglia e calzoncini di cui sono maniaco.
Al contrario le cose che amo di più fare sono numeri, panneggio dei tessuti e capigliature.
Chiaramente tutte le imprecazioni durante il lavoro si trasformano poi in grandissima soddisfazione una volta ultimato lo sforzo.
Calcisticamente non odio maglie in particolare ma “colori” specifici… puoi ben immaginare quali…

Quale è la squadra che ancora non sei riuscito a ricreare e che invece vorresti?

Il tempo per dipingere non è molto e ancora non sono riuscito a fare per me la terza maglia del 2009/10, quella in due toni di giallo per cui ho comperato basi ed inner anni fa ormai!

Infine, hai qualche aneddoto curioso da raccontarci legato al mondo delle maglie e del Subbuteo?

Legato al Subbuteo no, alla vita reale sì: come ho detto agli inizi degli anni ’80 impazzii letteralmente per le maglie acetate d’importazione perché un mio compagno di scuola molto ricco se le faceva spedire dall’estero. Aveva un armadio pieno di kit maglia, calzoncini e calzettoni completi, oltre a una scarpiera con gli scarpini di tutte le marche. Quando andavamo a casa sua – quasi tutti pomeriggi delle medie –, sceglievamo il kit da indossare e, vestiti di tutto punto, andavamo a giocare a pallone sul campo d’erba (!). Per il capodanno del 1981 mi portò con i suoi a Londra e io da Lillywhites in Piccadilly Circus feci incetta di magliette da calcio e una tuta Adidas acetata verde acqua. Il problema fu che la rientro a casa i miei dovettero chiaramente restituire i soldi… “solo” 200.000 lire! Certi traumi infantili non si superano più e ancora oggi, appena arrivo a Londra, ancor prima di andare in albergo, mi precipito da Lillywhites dove devo comprare assolutamente qualcosa, generalmente scarpe Adidas. Ecco, adesso sapete anche quale sia la mia marca del cuore!

Autore

Grafico, ex portiere di calcio e calcio a 5, appassionato di Subbuteo, tifoso viola, semi-giapponese di acquisizione. L'amore per le maglie è una logica conseguenza o la matrice iniziale, visto che è nato parallelamente all'amore per il pallone in seconda elementare.

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