Fin dai primi del Novecento gli stemmi – o badges – sono apparsi sulle casacche delle squadre inglesi (aspettatevi approfondimenti n.d.a.), la maggior parte dei quali rappresentanti i blasoni – coat of arms in lingua autoctona – delle città di appartenenza. In tempi di copyright varie vicissitudini legali hanno fatto si che i clubs ridisegnassero o modificassero il proprio stemma, ma nella maggior parte dei casi rimangono forti i legami storici. Generalmente sono stati mantenuti uno o più componenti come lo «scudo», il «cimiero», il «motto» o i «sostegni». Per molti anni le due squadre di Manchester – United e City – hanno condiviso il proprio.

United FA Cup 1948 
City League Cup 1976 
Blasone cittadino a Town Hall
Manchester’s coat of arms
Nel 1842 Manchester ricevette il suo blasone e i cittadini ne furono così orgogliosi che lo replicarono ovunque si potesse, squadre di calcio comprese. Era quasi come se le aziende – e non solo le aziende strettamente legate a Manchester – volessero sottolineare quanto fossero orgogliose di costruire in città e lavorare con la sua gente. Gli stemmi erano letteralmente simbolo di onore e di identità.
Local pride, and pride in working in a locality, is good, and helps build self-esteem all round.
Iniziamo dallo «scudo»: le tre bande diagonali derivano inizialmente dal blasone dei Gresley, ex Lords of the Manor of Manchester, ma in seguito sono diventate rappresentative dei tre canali che attraversano la città, l’Irwell, l’Irk e il Medlock. Al di sopra di questi è presente un veliero in mare, che simboleggia il commercio e l’impresa internazionale di cui la città va fiera. È interessante notare che questo simbolo era presente già prima dell’inaugurazione dei canali che hanno portato una realtà dell’entroterra inglese a solcare i mari internazionali con i propri tessuti, la propria ingegneria e la filosofia del libero scambio. Ed è, fondamentalmente, quello che ha più rappresentato le due squadre nella loro storia.
Il «cimiero» è composto da sette api operaie dispiegate sul globo: simbolo usato comunemente nelle città industriali inglesi raffigurano la forza lavoro instancabile che si estende oltre i «sette mari». 7, un numero che a Manchester sponda United rappresenta qualcosa…
A «sostegno» ci sono un leone e un’antilope: il primo ereditato da Re Enrico IV, Duca di Lancaster (Manchester si trova nel Lancashire n.d.a.) ed è simbolo di autorità, forza e coraggio. L’antilope – completata da una catena a sottolineare il legame con l’industria – è simbolo di armonia, politica (la negoziazione è preferita al conflitto) e pace. Entambi i sostegni mostrano la rosa del Lancashire, fiero simbolo dell’eredità reale del nord-ovest sullo Yorkshire (vedi Guerra delle due rose n.d.a.).
Tutto questo è in linea con il «motto»: Concilio et Labore, ovvero «Consiglio e lavoro», che deriva da una frase biblica «La ragione sia l’inizio di ogni opera e il consiglio preceda ogni azione».
Similitudini e contrasti
Negli anni Sessanta e nei primi Settanta le due squadre si presentano con due stemmi molto simili, entrambi raffiguranti lo scudo del blasone cittadino e variando solo il «contorno» che riporta i rispettivi colori sociali. Tra il 1972 e il 1973 si inizia a differenziare: il City decide di togliere i colori dei cugini rivali sostitudendo le tre bande dello scudo alla rosa del Lancashire e riempiendo il badge del loro azzurro, mentre sponda United alla rosa si contrappone un diavoletto rosso che ha una storia curiosa che tutt’ora dona il soprannome – Red Devils – alla squadra.

United 60’s 
City 60’s 
United 70’s 
City 70’s
Nascita dei Red Devils
Come accennavamo sopra il nickname «Red Devils» è abbastanza recente e non risale alla fondazione del club come, ad esempio, quello del Milan. Nei primi anni Settanta Sir Matt Busby cercava un nuovo soprannome che sostituisse il precedente «Busby babes» e rimase colpito dal potente simbolismo che associava il Salford – squadra di rugby dell’omonima cittadina dell’area della «Great Manchester» – ai diavoli rossi. Il soprannome del Salford ha però radici più lontane e particolari. Nel 1934 la squadra – che veste una casacca rossa come lo United – affrontò un tour di amichevoli a Parigi e il suo modo sgusciante, vincente e spettacolare di giocare fece si che un giornalista francese li soprannominasse «Les Diables Rouges». Da quel giorno l’associazione fu permanente.

L’aquila reale del City
Nel 1997, sempre per problemi relativi a copyright il City è costretto a cambiare logo e si decide di virare su l’aquila a sostegno dello scudo con le tre bande, che però cambia di colore passando dal rosso-giallo all’azzurro-bianco. Rispetto al diavolo dei cugini, l’aquila ha un legame più profondo e duraturo con la città e ha rappresentato la crescente storia dell’aviazione di Manchester. In contrapposizione a Concilio et Labore viene modificato anche il motto con un opposto e provocatorio Superbia in proelia, ovvero «Orgoglio nella battaglia». Circa un decennio dopo però, risolti i problemi di copyright, si tornerà a qualcosa di simile rispetto al logo adottato nei decenni precedenti, quello che tutt’oggi rappresenta il club.




