Campagna “Knaeck Cancer”: quando il “total black” non è solo moda

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Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dello “sdoganamento” del nero come colore per le maglie gara, divenuto ben presto di moda in virtù del carattere di relativa novità. Una tendenza che in breve tempo dall’Inghilterra si diffuse nel resto del mondo, di pari passo con la sperimentazione da parte delle terne arbitrali di cromatismi alternativi più o meno riusciti.

Sempre nel calcio anglosassone nacque a suo tempo l’abitudine di coniare ciclicamente (nel mese di Ottobre, considerato il “mese della ricerca”) delle maglie speciali per sensibilizzare il pubblico sul tema della lotta al cancro, e di conseguenza reperire fondi attraverso aste di questi pezzi unici o operazioni affini.

Curiosamente, grazie ad una iniziativa firmata / Cancer, questi due scenari hanno trovato una sintesi nel campionato danese. Il progetto consisteva nel dare visibilità alla campagna “ Cancer” inserendone per una gara il logo sul petto delle divise speciali prodotte dal brand scandinavo per l’occasione. L’operazione avrebbe coinvolto le 6 squadre della Superligaen sponsorizzate da Hummel (Aalbrog, Odense, Sønderjyske, Vejle, Aarhus, Brøndby e Horsens) e la nazionale danese.

Nei club

Intelligente l’idea di dare organicità al tutto utilizzando un medesimo template di base per le varie squadre, lo stesso della nazionale (scelta non casuale) declinato però in nero con inserti a riprendere il colore sociale principale dei vari club. Il caso ha voluto che la giornata dell’iniziativa prevedesse pure uno “scontro diretto”, Odense vs Horsens, che ha costretto i padroni di casa a rimandare l’utilizzo della maglia speciale alla successiva trasferta di Aalborg.

In nazionale

Per quel che riguarda la nazionale, il modello “Knaeck” è stato utilizzato nell’amichevole Danimarca – Lussemburgo, da notare però che in questo caso (contrariamente al progetto) il logo della campagna è stato aggiunto sulla manica anzichè sostituire Hummel sul petto, venendo così meno (almeno in parte) al senso dell’iniziativa.

Nel complesso si può comunque parlare di un’ottima realizzazione: si percepisce la presenza di un progetto chiaro e ponderato, anche a livello di contenuti grafici; siamo ben lontani insomma da certe pecette appiccicate (male) qua e là tanto per dire di aver fatto qualcosa, come da consuetudine abbastanza diffusa invece alle nostre latitudini.

Apprezzabile anche il fatto che si sia scelto di non intervenire sulle maglie “casa” ma su quelle da trasferta, evitando quindi inutili “forzature cromatiche” sulle divise principali.

Secondo voi qual’è il modo migliore di promuovere campagne di sensibilizzazione attraverso le maglie?

Autore

Tutto ha inizio alla vigilia di Italia '90, quando alle elementari non mette insieme abbastanza punti per prendere la maglia della nazionale. Ci resta malissimo e da lì inizia a disegnare divise per conto proprio fino a che, svariati anni dopo, si ritrova a progettare le maglie indossate in Serie A e B dalla principale squadra della sua zona. Quando una sua creazione viene consegnata al Papa, finalmente volta pagina. Oltre sè medesimo ammira molto Federico Maria Sardelli, Patrick Nagel, Ettore Borzacchini, Sergio Caputo, Marcello Veneziani e i Duran Duran. Non necessariamente in quest'ordine. Conduce vita ritirata e pratica scrupolosamente l'ira e l'accidia come virtù morali. Comincia ad avere una certa età e sarebbe l'ora mettesse giudizio.

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