Herbert Chapman e le maniche bianche dell’Arsenal

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Il 4 marzo del 1933 l’ affronta il indossando per la prima volta le oramai iconiche maniche bianche. Da quel giorno le toglierà solo in due occasioni: nel biennio 1965-67 – completamente rossa – e nella stagione 2005-06, quando Henry&Co. vestiranno una casacca speciale red currant per onorare l’ultima stagione a Highbury. giustificò erroneamente questo colore sostenendo fosse quello indossato dai Gunners al momento del loro trasferimento nel North London. Il tutto basandosi su una vecchia foto malamente ricolorata. Le divise in verità sono sempre state di un rosso vivo come le attuali.

L’idea delle maniche bianche

Per ogni mito ci sono più leggende. Per quanto riguarda le maniche bianche dell’Arsenal le due più diffuse danno il pieno merito a che: 1) notò qualcuno a terra che vestiva un maglione rosso senza maniche sopra a una camicia bianca; 2) fu folgorato dall’outfit del famoso fumettista dell’epoca Tom Webster, che durante una partita di golf avrebbe indossato qualcosa si simile all’uomo di cui sopra. Entrambe le storie porterebbero ad attribuire per intero al manager la paternità dell’idea di far vestire la propria squadra con una strip rossa con maniche e colletto bianchi, oltre allo stemma societario applicato sul petto.

Ma la storia ha un’origine diversa: Tom Webster, come raccontato in The Arsenal Shirt (S. Shakeshaft – J. Elkin, 2014), stava giocando a golf a Blackpool con Claude Kirby – all’epoca presidente del – e si presentò con un maglione blu senza maniche sopra a una polo bianca. Kirby fu fulminato dal look dell’amico e suggerì subito al manager della sua squadra Calderhead di modificare la divisa del club. Sentendosi rispondere picche.

Poco dopo, a Sheffield davanti a un drink, Webster raccontò l’accaduto a Chapman, il quale si illuminò e – leggenda dice – si fece portare al tavolo una bottiglia di inchiostro rosso in modo che il fumettista potesse regalargli una visione d’artista per la potenziale nuova maglia dell’Arsenal. Ovviamente quella «visione» lo conquistò.

Come abbiamo raccontato ne Il degenero dei numeri primi vol.1, Chapman era sempre alla ricerca di espedienti per migliorare la visibilità della propria squadra in campo in modo da facilitarle il gioco. Si ricordano le pressioni per far montare impianti di illuminazione per le partite serali, pressioni per l’introduzione del pallone bianco e per l’applicazione dei sulle maglie. Addirittura qualche tempo prima di questa «leggendaria» bevuta con Webster fece modificare i calzettoni della propria squadra con un nuovo modello nero a strisce bianche orizzontali, in modo che si distinguessero meglio nella selva di gambe di un campo di calcio.

Applicazione pratica di un’idea

Sempre secondo The Arsenal Shirt, i dirigenti dell’Arsenal contattarono immediatamente la chiedendo il permesso di cambiare divisa – anche se la richiesta iniziale menzionava solo un passaggio a colletti e polsini bianchi, probabilmente una svista –. Quel che è certo è che venerdì 3 marzo 1933 Chapman ordinò al produttore tessile di Nottingham Hollins & Co. dieci top senza maniche in una miscela di merino e cotone. Questi saranno poi indossati sopra le camicie bianche che la squadra usava come muta di riserva. Nell’occasione furono sostituiti anche i calzettoni neri con dei nuovi blu con hoops bianchi.

At half past two yesterday afternoon Mr. H. Chapman, the Arsenal manager, telephoned Hollins and Co. and ordered red Viyella jerseys for the team.
Details were given over the telephone, work begun at once and the jerseys despatched from the factory at six o’clock.

Le nuove divise non portarono fortuna immediata, ma nell’aprile di quell’anno arrivarono le prime vittorie contro le dirette concorrenti al titolo – 5-0 all’Aston Villa e 4-2 allo Sheffield Wednesday –, fino alla vittoria finale del campionato. Che si ripetè anche nelle due stagioni successive.

Il nostro libro di riferimento osserva che non ci sono prove tangibili del giorno esatto in cui la squadra smise di indossare i pullover, ma già dall’inizio della stagione 1933-34 furono indossate le divise definitive, realizzate da Bukta.

La versione definitiva della divisa dell’Arsenal del 1935

Autore

Grafico, ex portiere di calcio e calcio a 5, appassionato di Subbuteo, tifoso viola, semi-giapponese di acquisizione. L'amore per le maglie è una logica conseguenza o la matrice iniziale, visto che è nato parallelamente all'amore per il pallone in seconda elementare.

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