J-Vice alla spina | Quando la bionda si vestì d’azzurro

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Sete di curiosità ed aneddoti? Siete nel posto giusto. Sedetevi al nostro bancone e lasciatevi servire. Birra e pallone vanno a braccetto fuori dal campo praticamente da sempre, noi vogliamo raccontarvi dove, come e quando, questo legame è entrato dentro il rettangolo verde su una maglia da calcio.

Vi ricordiamo di bere responsabilmente, non necessariamente durante la lettura, e che ordinare una birra piccola forse non sarà illegale ma resta comunque moralmente discutibile.

– Niente Black Jack stasera?
– No, birretta…

Il nostro viaggio inizia da Capri, dove ci aspetta colui che ci farà da guida nel variegato mondo delle maglie del . Ormeggiamo il nostro “cigar” Scarab 38 nel porticciolo e andiamo alla ricerca di un posto tranquillo dove metterci comodi e ordinare una birretta vista Vesuvio.

Vadi Ragioner Rico, vadi! Cazzi quella gomena!

La nostra guida

Nino Mosca, anacaprese doc, napoletano da sempre, inizia la propria avventura nel mondo del collezionismo nel 1990 e da allora non si è più fermato. Naturalmente la sua collezione si focalizza sul Napoli (a partire da una stupenda 1962/63) e su (spettacolare la away di Messcio ’86), ma il tempo e le circostanze lo hanno portato a raccogliere una moltitudine di altri cimeli che trovate sul suo sito: www.10maggio87.com.

Nino ci farà da guida nel raccontare il periodo del connubio Napoli/ (dal campionato 1999/00 al 2002/03), una fase di transizione da molti punti di vista (cambio di partner tecnico, stemma, società…) che come tale offre numerosi spunti di approfondimento. Magari per un tifoso azzurro rievocare questa fase storica non significa esattamente sfogliare le pagine più brillanti della storia del Napoli… e quindi a maggior ragione ringraziamo Nino per averci accompagnato in questo percorso, fra l’altro mettendoci a disposizione le foto, dettagli inclusi, delle maglie estratte dalla sua collezione.

Il contesto societario e sportivo

Siamo ormai al tramonto dell’era-Ferlaino, che regala però al tifo partenopeo un’ultima gioia: la promozione in A del campionato 1999/00, con la rosa composta da vari Oddo, , Scapolo, Robbiati, Bellucci, ecc. guidata da Walter Novellino.

Il ritorno nel massimo campionato è accompagnato dall’ingresso in società di Giorgio Corbelli. Questa co-gestione, che in teoria avrebbe dovuto rilanciare le ambizioni partenopee, in realtà ottiene l’effetto opposto: la squadra che aveva ottenuto la promozione viene praticamente smantellata, contrariamente alla consuetudine ed al buonsenso, mentre la nuova rosa viene allestita più all’insegna del ritorno mediatico che delle esigenze sportive. Queste disastrose premesse segnano, se vogliamo, l’inizio della fine. Le ripercussioni sul campo, nell’immediato, sono tali da portare alla retrocessione mentre le conseguenze sul bilancio societario segnano inesorabilmente il futuro del sodalizio partenopeo.

Al dinamico duo Ferlaino-Corbelli non riesce poi l’impresa di tornare subito in A: il Napoli si classifica solo 5° con 61 punti nel campionato di B 2001/02, dietro all’Empoli di Silvio Baldini che ne raccoglie 67 e stacca così l’ultimo biglietto per il calcio che conta.

Il testimone presidenziale passa quindi a Salvatore Naldi che, nonostante una rosa sulla carta notevole per la categoria, vede il Napoli salvarsi (e solo nelle ultime giornate… ) rocambolescamente dalla C1. Tuttavia il tracollo, finanziario prima ancora che sportivo, è solo rimandato. Ma questa è un’altra storia.

Il restyling dello stemma

L’avvento della gestione Naldi porta in dote un aggiornamento dell’emblema societario, rimasto fino ad allora sostanzialmente immutato dal 1980.

La cornice cambia colore, passando da bianca ad azzurra, e la denominazione viene completata dall’indicazione di “Società per azioni”. La “N” perde ufficialmente il color oro, benchè sulle maglie fosse rappresentata in bianco fin dalla prima apparizione di questo stemma nella stagione 1984/85.

“Nulla di trascendentale insomma, e comunque le priorità del popolo azzurro dell’epoca (2002) erano ben altre…”

Come nota a margine ricordiamo anche due versioni alternative usate sulle seconde maglie del biennio 1985/1987, ma si tratta di soluzioni assolutamente estemporanee.

Lo sponsor

A cavallo degli anni 2000 la Peroni è la birra italiana più venduta nel mondo, complice anche la campagna pubblicitaria che ha il volto (e non solo quello) della modella danese .

Immaginiamo quali siano state le aspettative dell’azienda nel fare il proprio ingresso nel mondo del calcio come main sponsor di una squadra, in quel momento in Serie B ma comunque di assoluto blasone e prospettive, come il Napoli. Aspettative sicuramente non ripagate sul campo.

Peroni è il primo sponsor a portare sulla maglia home del Napoli delle note di colore che non siano il bianco o il navy. Il marchio infatti viene trasposto includendo il caratteristico sfondo rosso in cornice d’oro. A pummarola, come la ricorda Nino, non destò però particolari reazioni nella piazza.

Da a

Con la stagione 1999/00 si esaurisce il rapporto fra il Napoli e la Nike. Si conclude, almeno sportivamente parlando, certamente meglio di come era iniziato: la promozione in Serie A chiude idealmente il cerchio rispetto alla retrocessione in B con la quale si era inaugurato il legame con il marchio americano nel campionato 1997/98. Dal punto di vista delle maglie in sé, il pubblico partenopeo non ha mai mostrato particolare entusiasmo di fronte al prodotto a stelle e strisce, tanto che il passaggio a Diadora (che da altre parti sarebbe stato vissuto come un downgrade) raccolse subito buoni riscontri.

Il marchio italiano si fa ben volere mostrando attenzione alla cura dei particolari ed al rispetto delle tradizioni.

“Lo stemma, per esempio, torna ad essere ricamato, come ai tempi di Umbro, anzichè cucito. Dal punto di vista cromatico i set nelle prime due stagioni giocano su tre colori classici, azzurro, bianco e blu navy, con pochi inserti a contrasto. Maglie semplici, lineari, belle a mio avviso. L’interno felpato dei modelli a manica lunga rappresenta poi un valore aggiunto, molto apprezzato anche dai collezionisti. Belle anche le personalizzazioni…”

Nella terza stagione, come spesso succede anche nelle serie TV, tutto cambia. Per la prima maglia viene proposto un modello tipo-Argentina che strizza l’occhio ai trascorsi “maradoniani” della compagine partenopea. Una trovata che fa storcere la bocca a una larga fetta dei tifosi nonostante la qualità sartoriale del prodotto Diadora. Non aiutano nemmeno gli inserti neri e giallo fluo su maniche e pantaloncini, per non parlare delle personalizzazioni integralmente nere (praticamente illeggibili a distanza, come da immagini che trovate sopra).

Per la prima volta nella sua storia la home shirt del Napoli non è dominata dall’azzurro tradizionale. O almeno non lo sarà fino alla gara che viene reputata decisiva per la salvezza (Ternana – Napoli) alla vigilia della quale il modello ufficiale della stagione viene accantonato a favore di quello del campionato precedente… e la trovata scaramantica ha il suo bell’effetto, visto che la rocambolesca vittoria interna (con autogollonzo di Marcon) garantisce, insieme al pareggio di Messina dell’ultima giornata, la permanenza dei partenopei in B. Le away infine non furono da meno: un completo antracite con inserti giallo fluo e uno giallo fluo con inserti neri… nulla che sia entrato esattamente nel pantheon degli appassionati napoletani.

L’ultimo 10

Una nota in chiusura merita la questione del numero 10, che viene ufficialmente ritirato dal Napoli il 24 Agosto del 2000 in omaggio a Maradona. L’ultimo “numero 10” partenopeo avrebbe quindi dovuto essere Claudio Bellucci… tuttavia la retrocessione in C1 costrinse il Napoli a tornare sui propri passi, dovendo ottemperare all’obbligo regolamentare di schierare in quel campionato la numerazione completa da 1 a 11. Una volta conclusasi questa parentesi di “uso forzato”, ovviamente la numero 10 non è più stata assegnata.

L’ultimo numero 10 partenopeo.

Per me e Rico intanto è venuto tempo di mollare gli ormeggi dal porto di Marina e rientrare, non prima però di aver goduto un’ultima volta del panorama unico di questa terra.

Autore

Tutto ha inizio alla vigilia di Italia '90, quando alle elementari non mette insieme abbastanza punti per prendere la maglia della nazionale. Ci resta malissimo e da lì inizia a disegnare divise per conto proprio fino a che, svariati anni dopo, si ritrova a progettare le maglie indossate in Serie A e B dalla principale squadra della sua zona. Quando una sua creazione viene consegnata al Papa, finalmente volta pagina. Oltre sè medesimo ammira molto Federico Maria Sardelli, Patrick Nagel, Ettore Borzacchini, Sergio Caputo, Marcello Veneziani e i Duran Duran. Non necessariamente in quest'ordine. Conduce vita ritirata e pratica scrupolosamente l'ira e l'accidia come virtù morali. Comincia ad avere una certa età e sarebbe l'ora mettesse giudizio.

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