La maglia dell’Ucraina come la mappa del Risiko

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Estetica / Europa / Maglie

Non è la prima volta che tensioni politiche o questioni belliche sconfinano nel mondo del pallone, riverberandosi in particolare sulle maglie da gioco (ve lo abbiamo raccontato anche in questo articolo). Vediamo dunque come e perchè il confronto fra e Russia sia approdato, prima che sul campo di gara, sulle scrivanie della a Nyon. Come i nostri lettori sapranno già, a meno che non siano appassionati di motocross finiti qui per caso (siete comunque i benvenuti, non abbiamo nulla contro il motocross), la di una nazionale o di un club che partecipa ad una competizione ufficiale deve essere preventivamente approvata dall’organo competente dell’ente organizzatore. Così è stato per il materiale della squadra allenata da Shevchenko, regolarmente autorizzato finchè la federazione russa non ha acceso i riflettori sul significato politico di certi contenuti.

Nota a margine: l’Europeo “itinerante” è palesemente un abominio. Meno male che lo organizzano quelli che #ilcalcioèdellagggeenteee!1!!1

Le maglie per l’Europeo

Lo scorso 6 Giugno la federazione ucraina ha ufficializzato le divise con le quali la nazionale avrebbe affrontato la competizione continentale. Nulla per cui stropicciarsi gli occhi a meno che non vi siate appena svegliati: tre completi piuttosto anonimi, sostanzialmente monocromatici se non fosse per qualche inserto a contrasto, e nessuna soluzione sartoriale di rilievo. Stemma centrato sul petto, caratteri delle personalizzazioni chiari e leggibili anche se alcuni “tagli” sui ci sembrano evitabili, ma abbiamo visto di peggio.

Uniche caratterizzazioni, ben evidenziate nel video qui sopra: il consueto “nastro” di cucito nell’interno della parte bassa della maglia (riportante lo stemma della federazione e la denominazione in inglese), due scritte in cirillico su interno e retro colletto, infine il perimetro della mappa dello Stato a piena larghezza del fronte su tutti e tre i kit.

Il nodo della questione

Consapevoli del momento storico (a meno che non usiate la TV per vedere solo “Fatto in cucina da Benedetta” e internet per “Fatto ovunque con Rocco”, ndr) saprete benissimo che associare su una stessa la mappa dell’ comprendente la Crimea con i motti “Gloria all’Ucraina” e “Gloria agli eroi” dei nazionalisti antirussi, qualche conseguenza diplomatica può comportarla.

Così in effetti è stato, con la federazione russa che ha sottolineato il carattere politico dell’associazione di questi elementi, in particolare ponendo l’accento sulla compresenza delle due espressioni che abbiamo citato. Queste infatti farebbero parte delle strofe di un canto di battaglia utilizzato dalle milizie che si opponevano ai sovietici nella Seconda Guerra Mondiale, poi fatto proprio dai nazionalisti antirussi che fomentarono le rivolte dell’Euromaidan fra fine 2013 e inizio 2014. Da qui la richiesta ufficiale inoltrata a Nyon di far ritirare, o comunque modificare, la maglia dell’ in vista del torneo continentale.

La decisione della

L’istanza russa alla fine è stata accolta, ma per quale motivo specifico? Non per la mappa, che in sè è stata ritenuta effettivamente rappresentativa dei confini ucraini riconosciuti a livello internazionale. Non per il motto “Gloria all’Ucraina”, quello sull’esterno del colletto, considerato un’espressione generica ed utilizzato sulle maglie della nazionale ormai dal 2018. É stato il “Gloria agli Eroi” all’interno della maglia, abbinato al motto precedente, a far pendere il piatto della bilancia dalla parte dello “slogan di natura politica”. Con l’inevitabile conseguenza della messa al bando secondo le indicazioni della UEFA.

Vi risparmiamo le sterili strumentalizzazioni della vicenda perpetrate a mezzo stampa e la propaganda di basso livello portata avanti da entrambi i contendenti. Gli unici a gioire di questo surreale teatrino saranno i fortunati possessori delle divise usate dagli uomini di Shevchenko nell’amichevole contro Cipro dello scorso 7 Giugno, veri pezzi unici nel loro genere, mentre sul resto sarebbe meglio stendere un pietoso velo.

Autore

Tutto ha inizio alla vigilia di Italia '90, quando alle elementari non mette insieme abbastanza punti da prendere la maglia della nazionale. Ci resta malissimo e da lì inizia a disegnare divise per conto proprio fino a che, svariati anni dopo, si ritrova a progettare le maglie indossate in Serie A e B dalla principale squadra della sua zona. Quando una sua creazione viene consegnata al Papa, finalmente volta pagina. Oltre sè medesimo ammira molto Federico Maria Sardelli, Patrick Nagel, Ettore Borzacchini, Sergio Caputo, Marcello Veneziani e i Duran Duran. Non necessariamente in quest'ordine. Conduce vita ritirata e pratica scrupolosamente l'ira e l'accidia come virtù morali. Comincia ad avere una certa età e sarebbe l'ora mettesse giudizio.

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