La prospettiva del portiere: Alberto Paleari

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Se guardiamo nel passato di troviamo lo scudetto 2010/2011 con il Milan, l’oro alle Universiadi 2015, una laurea in scienze motorie e il premio come miglior della scorsa Serie B. Nel presente c’è un calciatore moderno, che conferma gara per gara di essere pronto per misurarsi con la categoria superiore, un professionista metodico e attento alle novità nel proprio settore, oltre che un ragazzo capace di usare con grande intelligenza i social come strumento di comunicazione.

Naturalmente noi non potevano che chiedergli dei suoi “ferri del mestiere”, concentrandoci ovviamente sulle maglie.

Partiamo dall’ABC: portiere per “scelta tecnica” o per “vocazione”?

Per “scelta tecnica”. Ho iniziato giocando terzino nella scuola calcio, poi in una partita a Giussano si fece male il portiere della mia squadra, il Seregno. Il mister guardò noi riserve e disse: “Chi vuole andare in porta?”. Allora piuttosto che restare in panchina mi feci avanti. La partita andò bene, tanto che l’arbitro dell’epoca mi fece i complimenti a fine partita dicendomi: “Caspita, bravo, sembri Pagliuca!”. Io mi gasai tantissimo e da lì decisi che sarei rimasto in porta…ed eccomi qua.

I primi miti, i riferimenti, del Paleari che si “scoprì” portiere?

Pagliuca no (sorride, ndr). Avendo fatto una parte del settore giovanile nel Milan ho guardato molto Abbiati e Amelia, con i quali ho finito per allenarmi. Chiaro che essendo cresciuto nell’epoca di Buffon, lui non poteva non essere uno dei riferimenti principali. Jérémie Janot è stato però il portiere che più di ogni altro mi ha gasato dai 16 ai 20 anni: ricordo ancora il video con la compilation di sue parate che mi guardavo nei pregara. Oggi ti direi Handanovic, che è molto completo e riesce a far sembrare facili anche parate davvero complesse.

Hai vissuto la transizione dalla maglia letteralmente “da portiere”, con protezioni e tessuti dedicati, ai modelli contemporanei praticamente indistinguibili dalla dotazione dei giocatori di movimento. Quanto ha inciso la “moda” e quanto sono effettivamente cambiate le esigenze dei portieri?

Sicuramente ha inciso il miglioramento della qualità dei campi di gioco: le aree di porta martoriate degli anni ’70 e ’80 sono per fortuna solo un ricordo. Chiaro che quelle realtà richiedevano una protezione in più. Sono comunque finiti i tempi del portiere “ultima ruota del carro” e godiamo di maggiore attenzione rispetto ai colleghi del passato. Una maggiore attenzione che va dall’aspetto tecnico a quello formale, inclusa una certa cura nel design delle divise.

A proposito di “moda”: le maglie a maniche lunghe sono ormai ridotte a retaggio del passato?

Io anche quando indosso la corta preferisco sempre portarla sopra una maglia termica a manica lunga. Eccetto che in Estate, ovviamente.

Hai utilizzato materiale di vari marchi, con cosa ti sei trovato meglio e con cosa peggio e perchè?

Il prodotto di prima fascia di qualunque grande marchio è sempre un prodotto performante, che garantisce la giusta vestibilità e una traspirazione adeguata. Al Milan avevamo una disponibilità in termini di tipologie di materiale semplicemente pazzesca, con prodotti che ti assciuravano un confort termico, ad esempio in Inverno, incredibile. Prestazioni che ho rtirovato nella dotazione , che non a caso è stata progettata per lo sci. Altre volte è andata meno bene e mi sono ritrovato con materiale assimilabile per qualità al prodotto base da catena di distribuzione.

Nel corso degli anni abbiamo assistito all’introduzione di novità regolamentari o tecniche che nella maggior parte dei casi hanno “penalizzato” i portieri (dalle tecnologie dei nuovi palloni, all’aumento delle dimensioni delle porte). Ci sono state innovazioni che vi hanno invece “aiutato” in qualche modo?

Per me sono fondamentali le protezioni ai fianchi, che non tutti usano ma considero imprescindibili. Passi da giganti sono stati fatti con i guanti, e credo che ci siano ulteriori ampi margini di miglioramento. Sembra sempre che la tecnologia non possa spingersi più in là e poi scopri che invece è sempre possibile fare qualcosa in più. Da questo punto di vista è bello essere parte attiva nello sviluppo di nuove soluzioni, ed è quello che ho la possibilità di fare da quando collaboro con il brand Eleven. Non c’è paragone fra un prodotto attuale ed uno di 10 anni fa, nè dal punto di vista delle prestazioni nè del comfort.

Sulla base delle tue esperienze, quanta voce in capitolo hanno i giocatori nell’indirizzare le scelte dei club sul materiale?

Dipende. Qui a per esempio tanta, anche perchè il nostro capitano Iorio è contrattualizzato Mizuno da quando aveva 20 anni e quindi si sono molto confrontati con noi. Ma credo sia una cosa possibile in una realtà come la nostra che è una grande famiglia. In grandi società dove tutte le scelte sono fatte dal responsabile marketing di turno, lo vedo più difficile.

Tornando a parlare di portieri, con quale “corrente” ti identifichi maggiormente: tenuta “mimetica” o “sgargiante”?

Dal punto di vista dei colori non abbiamo possibilità di scegliere. Al di là dell’esigenza di contrasto rispetto alle divise dei giocatori di movimento, al limite possono intervenire valutazioni di marketing. Per esempio una dei nostri kit portiere è arancione perchè riprende il colore di uno degli sponsor principali. Potessi scegliere, il total black sarebbe una delle opzioni che prenderei in esame, ma molto dipenderebbe anche dalla squadra in cui mi troverei a giocare.

Tradizionalista insomma. Anche per la numerazione?

Sì, anche quando ho avuto la possibilità di scegliere sono partito comunque dal 22. Non mi portò tantissima fortuna, giocai solo 2 partite, così cambiai e presi il 12. Andò meglio, 13 presenze…e poi la scorsa stagione ho finalmente preso l’1 per chiudere il cerchio.

Abbiamo chiuso la piacevole chiacchierata con Alberto chiedendogli quali siano le sue 5 maglie preferite in assoluto e perchè…ma questa è un’altra storia che troverete prossimamente qui su Jersey Vice.

Autore

Tutto ha inizio alla vigilia di Italia '90, quando alle elementari non mette insieme abbastanza punti per prendere la maglia della nazionale. Ci resta malissimo e da lì inizia a disegnare divise per conto proprio fino a che, svariati anni dopo, si ritrova a progettare le maglie indossate in Serie A e B dalla principale squadra della sua zona. Quando una sua creazione viene consegnata al Papa, finalmente volta pagina. Oltre sè medesimo ammira molto Federico Maria Sardelli, Patrick Nagel, Ettore Borzacchini, Sergio Caputo, Marcello Veneziani e i Duran Duran. Non necessariamente in quest'ordine. Conduce vita ritirata e pratica scrupolosamente l'ira e l'accidia come virtù morali. Comincia ad avere una certa età e sarebbe l'ora mettesse giudizio.

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